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Mi domandavo se quanto scritto da questo regolamento non dovrebbe essere l’obbiettivo comune a tutti noi?!?!

REGOLAMENTO (CE) N. 834/2007 DEL CONSIGLIO Articolo 3

Obiettivi

La produzione biologica persegue i seguenti obiettivi generali:

a) stabilire un sistema di gestione sostenibile per l’agricoltura che:

i) rispetti i sistemi e i cicli naturali e mantenga e migliori la salute dei suoli, delle acque, delle piante e degli animali e l’equilibrio tra di essi;

ii) contribuisca a un alto livello di diversità biologica;

iii) assicuri un impiego responsabile dell’energia e delle risorse naturali come l’acqua, il suolo, la materia organica e l’aria;

iv) rispetti criteri rigorosi in materia di benessere degli animali e soddisfi, in particolare, le specifiche esigenze comportamentali degli animali secondo la specie;

 b) mirare a ottenere prodotti di alta qualità;

c) mirare a produrre un’ampia varietà di alimenti e altri prodotti agricoli che rispondano alla domanda dei consumatori di prodotti ottenuti con procedimenti che non danneggino l’ambiente, la salute umana, la salute dei vegetali o la salute e il benessere degli animali.

Anche tu condividi questi obbiettivi? Se si, sei pronto a passare al biologico! Non è infatti una moda, ma un modo di vivere.

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NOTE AGR. BIOLOGICA

agrbio1Leggi e Normativa sul Biologico

L’agricoltura biologica è disciplinata a livello europeo dal Reg. CEE 2092/91 che rappresenta la norma principale di riferimento per tutti gli addetti del settore. Dal momento della sua emanazione questo regolamento ha subito, però, profonde modifiche ed integrazioni tanto che la norma attualmente in vigore è il risultato della lettura combinata di circa quaranta regolamenti, che di volta in volta hanno inserito, eliminato e modificato articoli e allegati dell’originario testo pubblicato nel 1991.

Attualmente è in corso un’importante revisione di questo testo che ha oramai 15 anni. Nel quadro della normativa comunitaria si sono poi sviluppate anche leggi nazionali e regionali.

 

L’agricoltura biologica è quel tipo di agricoltura che cerca di ottenere i suoi prodotti seguendo il più possibile i ritmi biologici (cioè naturali) della Terra, senza applicare interventi artificiali.
Il suo scopo è quello di produrre alimenti sani e nutrienti, mantenendo i terreni fertili nel tempo, senza impoverirli con tecniche sbagliate o con coltivazioni troppo intensive, e senza danneggiare l’ambiente.
Per questi motivi è nata la necessità di porre un freno a questi metodi e un numero sempre maggiore di agricoltori è ora disponibile a “cambiare strada”, applicando, con l’aiuto di esperti, i metodi dell’agricoltura biologica.
Essa si basa su alcuni semplici princìpi (che, sostanzialmente, erano quelli usati in passato, prima dell’avvento dell’agricoltura chimica e industrializzata):
[Tutte le spiegazioni dei termini specifici dell’agricoltura biologica si possono trovare nei siti indicati qui accanto].

Perché è nato questo nuovo tipo di agricoltura?
Specialmente in questi ultimi decenni, i Paesi più sviluppati hanno usato tecniche di coltivazione sempre più “energiche” e forzanti, per far fronte al maggior numero di consumatori (dovuto all’aumento generale della popolazione mondiale): ecco allora l’uso massiccio di fertilizzanti chimici (concimi), diserbanti (contro le erbe infestanti), pesticidi, antiparassitari e insetticidi (contro gli insetti dannosi alle coltivazioni).

Ad un certo punto ci si è accorti che tutto ciò ha un “rovescio della medaglia”: i diserbanti e gli antiparassitari non solo uccidono indiscriminatamente organismi nocivi e organismi utili, ma sono veleni che dal terreno passano nelle acque sotterranee e poi nei fiumi e nei mari, inquinandoli sempre più; i fertilizzanti chimici, somministrati per lungo tempo e in abbondanza, dopo un primo effetto positivo impoveriscono i terreni e li avvelenano.
Inoltre, i prodotti dell’agricoltura chimica (frutta e verdura, ad esempio) sono sicuramente di bell’aspetto e più grossi, ma poco nutrienti, poco saporiti e contengono residui velenosi dei trattamenti chimici fatti alle piante e ai terreni in cui sono stati coltivati .

 

1 – fertilizzazione dei terreni con letame e “compost”

2 – “lotta biologica” contro le erbe infestanti e gli insetti parassiti

3 – “rotazione” agraria delle coltivazioni per non impoverire il terreno.

 

Parallelamente all’agricoltura biologica si sono sviluppati gli allevamenti biologici che assicurano condizioni più naturali di vita agli animali e un controllo sulla qualità della loro alimentazione secondo i princìpi biologici.

Ormai sono milioni gli italiani che fanno uso regolare di alimenti naturali e di prodotti biologici sulla loro tavola.
Gli alimenti “bio” si stanno diffondendo anche nelle mense scolastiche.

L’agricoltura biologica è un tipo di agricoltura che considera l’intero ecosistema agricolo, sfrutta la naturale fertilità del suolo favorendola con interventi limitati, promuove la biodiversità dell’ambiente in cui opera ed esclude l’utilizzo di prodotti di sintesi (salvo quelli specificatamente ammessi dal regolamento comunitario) e organismi geneticamente modificati.

 

Definizione

La parola “biologica” presente in agricoltura biologica è in realtà un termine improprio: l’attività agricola, biologica o convenzionale, verte sempre su un processo di natura biologica attuato da un organismo vegetale, animale o microbico.

La differenza sostanziale tra agricoltura biologica e convenzionale consiste nel livello di energia ausiliaria introdotto nell’agrosistema: nell’agricoltura convenzionale si impiega un notevole quantitativo di energia ausiliaria proveniente da processi industriali (industria chimica, estrattiva, meccanica, ecc.); al contrario, l’agricoltura biologica, pur essendo in parte basata su energia ausiliare proveniente dall’industria estrattiva e meccanica, reimpiega la materia principalmente sotto forma organica.

Una dicitura sintetica più appropriata avrebbe forse potuto essere una di quelle adottate in altre lingue, agricoltura organica oppure agricoltura ecologica, in quanto mettono in evidenza i principali aspetti distintivi dell’agricoltura biologica, ovvero la conservazione della sostanza organica del terreno o l’intenzione originaria di trovare una forma di agricoltura a basso impatto ambientale.

Teoria

La filosofia dietro a questo diverso modo di coltivare le piante e allevare gli animali non è unicamente legata all’intenzione di offrire prodotti senza residui di fitofarmaci o concimi chimici di sintesi, ma anche (se non di più) alla fondata volontà di non determinare nell’ambiente esternalità negative, cioè impatti negativi sull’ambiente a livello di inquinamento di acque, terreni e aria.

Nella pratica biologica sono centrali soprattutto gli aspetti agronomici: la fertilità del terreno viene salvaguardata mediante l’utilizzo di fertilizzanti organici, la pratica delle rotazioni colturali e lavorazioni attente al mantenimento (o, possibilmente, al miglioramento) della struttura del suolo e della percentuale di sostanza organica; la lotta alle avversità delle piante è consentita solamente con preparati vegetali, minerali e animali che non siano di sintesi chimica (tranne alcuni prodotti considerati “tradizionali”) e privilegiando la lotta biologica, tranne nei casi di lotta obbligatoria in cui devono essere usati i più efficaci principi attivi disponibili.

Gli animali vengono allevati con tecniche che rispettano il loro benessere e nutriti con prodotti vegetali ottenuti secondo i principi dell’agricoltura biologica. Sono evitate tecniche di forzatura della crescita e sono proibiti alcuni metodi industriali di gestione dell’allevamento, mentre per la cure delle eventuali malattie si utilizzano rimedi omeopatici e fitoterapici limitando i medicinali allopatici ai casi previsti dai regolamenti.

Un’interpretazione del concetto di agricoltura biologica tesa alla sovranità alimentare e a una più radicale opposizione alla moderna agricoltura industriale è il principio di autorganizzazione (vedi).

Legislazione

L’agricoltura biologica in Europa è regolamentata da due normative comunitarie:

Reg. (CEE) n° 2092/91 (e successive modifiche e integrazioni)

Reg. (CE) n° 1804/99

Il primo è il documento più importante per quanto riguarda la storia di questo tipo di agricoltura, quello che ha regolamentato per la prima volta la produzione riconoscendola ufficialmente. È relativo al metodo di produzione biologico di prodotti agricoli e all’indicazione di tale metodo sui prodotti agricoli e sulle derrate alimentari. Il regolamento del 1999 è una sorta di “integrazione” al primo per quanto riguarda nello specifico le produzioni animali.

Nel giugno del 2007 è stato adottato un nuovo regolamento CE per l’agricoltura biologica, Reg. (CE) n° 834/2007, che abroga il Reg. (CEE) n° 2092/91 ed è relativo alla produzione biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici sia di origine vegetale che animale (compresa l’acquacoltura).

Qualità

Per quanto concerne la qualità degli alimenti, il regolamento comunitario vieta espressamente di pubblicizzare come di qualità superiore i prodotti biologici. Premesso che attualmente molto spesso non esiste un numero di dati sufficiente ad ottenere risultati statisticamente significativi, non si sono dimostrati benefici alla salute negli acquirenti di solo cibo biologico. Gli alimenti biologici sono comunque gli unici dimostratisi del tutto esenti da contaminazioni da fitofarmaci nelle analisi condotte da Legambiente nell’ambito dello studio Pesticidi nel piatto 2007. Inoltre uno studio del 2005 ha dimostrato che le tracce di agrofarmaci contenuti nelle urine dei bambini scompaiono dopo pochi giorni di alimentazione biologica. Un rischio additato da molti sono le micotossine, sostanze naturali altamente cancerogene, la cui presenza sarebbe maggiore nel mais biologico, soggetto a maggiori attacchi di piralide. Un’indagine di Altroconsumo del 2007 ha trovato micotossine sia nei cereali da prima colazione biologici sia in quelli tradizionali.

Dopo anni di dubbi e incertezze, le ricerche più recenti concordano nel dire che gli alimenti biologici contengono più antiossidanti e più nutrienti: ad esempio, gli scienziati dell’Università di Davis, California, in uno studio pubblicato nel giugno 2007, hanno misurato la concentrazione di flavonoidi in pomodori bio e non, raccolti fra il 1994 e il 2004 in uno studio ultradecennale che, con un rigore mai raggiunto in precedenza, mette a confronto decine di sistemi di coltivazione diversi in ambiente controllato. Grazie alla accuratezza dei metodi impiegati, si è riscontrato che mediamente i pomodori bio avevano il 97% in più di canferolo, il 79% in più di quercetina e il 31% in più di naringina, e si è inoltre dimostrato che il suolo coltivato con metodi biologici migliora nel tempo, dando frutti sempre migliori.

Altri studi pubblicati nel marzo 2007 mostrano che pesche, mele e kiwi biologici hanno consistenza maggiore, e contengono una maggiore quantità di sostanze nutritive e antiossidanti quali zuccheri naturali, vitamina C, beta-carotene e polifenoli, concordando con ricerche precedenti, come quella dell’Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione, che nel 2002 ha dimostrato la superiorità nutritiva di pesche, pere, susine e arance biologiche. I pomodori studiati a Davis suggeriscono che la qualità del terreno sia un fattore chiave, ma non sembra essere il solo: per esempio la polpa dei frutti bio contiene meno acqua, e è quindi più ricca di nutrienti; inoltre le varietà scelte per la coltivazione biologiche sono spesso più pregiate. Infine si ipotizza che le piante bio siano meno «pigre» dei quelle coltivate con fitofarmaci, perché costrette a produrre da sole molte più sostanze protettive.

Nel commercio quotidiano le differenze qualitative fra prodotti biologici e tradizionali tendono ad appiattirsi perché nell’industria per tutte le tipologie di prodotto si seguono le stesse logiche di trasporto (non certo in ossequio al principio della filiera corta), conservazione e trasformazione.

Diffusione

L’agricoltura biologica in questi anni ha sollevato molto interesse nei consumatori soprattutto a causa di alcuni scandali alimentari (BSE e Diossina) pur rimanendo un mercato di nicchia, dovuto in larga parte ai prezzi più alti rispetto ai corrispettivi prodotti convenzionali. In Italia, uno dei paesi leader nella produzione biologica europea interessa circa il 6,9% nel della superficie agricola, di cui più del 50% rappresentato da pascoli e foraggere. Oltre alle considerazioni di tenore ambientale, altri motivi che hanno spinto l’adozione di questo tipo di pratica agricola in generale sono state quelle di tenore imprenditoriale (i consumatori sono disposti a pagare di più per i prodotti biologici) o legate alla disponibilità di finanziamenti dell’Unione europea per l’adozione di pratiche agricole eco-compatibili.

Le differenze con altri paesi

A differenza di quanto accade in tutta Europa, negli Stati Uniti (dove ormai tutte le principali catene distributive realizzano prodotti biologici a proprio marchio, e dove esistono catene di supermercati specializzati) o in Giappone, negli ultimi anni l’esplosione dei prodotti biologici nella grande distribuzione del nostro Paese ha subito un rallentamento, a causa delle nuove politiche commerciali basate su prodotti a basso prezzo (in considerazione della crisi economica e della minor disponibilità alla spesa da parte dei consumatori). L’esaurimento delle risorse dei Piani regionali di sviluppo (lo strumento con cui le Regioni “spendono” i finanziamenti europei per l’agricoltura) ha avuto la maggior responsabilità nella riduzione del numero delle aziende e delle superfici.

Il fatto non è indice di crisi di mercato: hanno lasciato il Sistema di controllo ad aziende interessate ai contributi, che continuavano a vendere i propri prodotti sul mercato convenzionale. Il volume di prodotti biologici commercializzati si è ridotto solo nel canale supermercati, mentre è in netta crescita nel canale dei negozi specializzati (circa un migliaio in tutta Italia, con prevalenza al nord e al centro), in quello delle vendite dirette degli agricoltori (oltre 2.000 vendono al pubblico i propri prodotti in spacci aziendali o banchi nei mercati).

Nella ristorazione collettiva

In crescita anche la quota di prodotti biologici utilizzata dalla ristorazione collettiva: circa 1 milione di bambini mangia biologico a scuola, come previsto dalla legge n.488/1999 (art.59) e da leggi regionali,alcune delle quali (Friuli Venezia Giulia, Toscana, Marche, Basilicata) erogano contributi alle amministrazioni locali che optano per i prodotti biologici. La legge regionale n.29/2002 dell’Emilia Romagna impone l’uso esclusivo di prodotti biologici in nidi d’infanzia, scuole d’infanzia e scuole elementari, mentre dev’essere di produzione biologica almeno il 35% degli ingredienti utilizzati nelle altre refezioni.

Organismi di controllo

Gli organismi di controllo autorizzati dal Ministero delle Politiche Agricole sono enti privati a cui la legge assegna il compito di verificare il rispetto dei regolamenti attuativi da parte delle aziende biologiche e concedere il proprio marchio da apporre alle etichette dei prodotti venduti dall’azienda associata. Tali organismi dovrebbero rispettare il principio di ‘’terzietà’’ non intrattenendo altri rapporti commerciali o di consulenza con le aziende certificate, le Regioni e le Province a statuto speciale sono preposte al controllo di questo aspetto. Gli organismi di controllo effettuano ispezioni presso le aziende associate con cadenza almeno annuale. L’ispezione consiste in un sopralluogo di un incaricato dell’organismo certificatore che controlla il rispetto delle normative, la tenuta dei registri e se necessario, in presenza di sospette violazioni, preleva campioni da fare analizzare in laboratorio presso l’ARPAT o presso un laboratorio accreditato dal SINAL (Sistema Nazionale per l’Accreditamento di Laboratori).

Elenco Organismi di Controllo

ABC – Fratelli Bartolomeo s.s. http://www.abcitalia.org

ANCCP – Agenzia Nazionale Certificazione Componenti e Prodotti S.r.l. http://www.anccp.it/

Biocertitalia http://www.biocertitalia.it

Bioagricert S.r.l. – http://www.bioagricert.org

BIOS S.r.l. – http://www.certbios.it/

BIOZOO – S.r.l. – http://www.biozoo.org/

CCPB S.r.l. – http://www.ccpb.it

Certiquality S.r.l. http://www.certiquality.it

CODEX S.r.l. – http://www.codexsrl.it/

Ecocert Italia S.r.l. – http://www.ecocertitalia.it

Ecosystem International Certificazioni S.r.l. http://www.ecosystem-srl.com/

ICEA – Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale http://www.icea.info

IMC – Istituto Mediterraneo di Certificazione S.r.l. – http://www.imcert.it

Q.C. & I. – International Services s.a.s. http://www.qci.it

Sidel S.p.a – http://www.sidelitalia.it

Suolo e Salute srl – http://www.suoloesalute.it

Solo per la Provincia Autonoma di Bolzano

ABCERT AG (S.p.A.) – http://www.abcert.de

IMO Gmbh – http://www.imo-control.net  

INAC – International nutrition and agricolture certification – http://www.inac-gmbh.de 

BIKO – Kontrollservice Tirol – http://www.kontrollservice-tirol.at 

 

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BIO-NUTRIZIONE ALIMENTARE NATURALE COSA VUOL DIRE NUTRIRSI

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Ci sono molte cose che dovremmo rivedere nella nostra alimentazione, ma la prima e la più importante è il concetto che dobbiamo “mangiare per vivere”, intendendo con questo che dobbiamo avere sempre presente che gli alimenti pur piacevoli, devono prima di tutto soddisfare il bisogno di nutrirci.

Il termine “nutriente” ha un vasto significato che riguarda molti aspetti.
A questo proposito dobbiamo porci alcune domande:
-qual è lo scopo del nutrimento?
-cos’è il nutrimento?
-cosa vuol dire “assimilare”?
-che cosa sto assimilando?

Per trovare le risposte dobbiamo conoscere la nostra costituzione e sapere cosa avviene quando assorbiamo sostanze ed energie nella nostra struttura molecolare ed energetica.

Il nutrimento è legame tra noi e la natura, poiché noi costruiamo continuamente il nostro corpo con gli alimenti, che sono indispensabili alla vita in quanto forniscono all’organismole forze che gli sono necessarie, nonché le sostanze che servono per il rinnovamento continuo di cellule e la riparazione di tessuti danneggiati. Il nostro corpo accetta più o meno tutto ciò che gli viene dato, prende da questo le sostanze che gli servono ed elimina il residuo inutile.

Se noi impariamo a conoscere le esigenze del nostro fisico e gli diamo tutto il nutrimento di cui ha bisogno, sia come ” qualita’ ” che come quantita’, evitiamo il rischio di provocargli danni o accumuli di sostanze dannose che non riesce più a smaltire (tossine, ecc.).

E ‘ sempre più facile trovare cibi accattivanti, che in realtà ingannano la fame, più che nutrire il corpo, alimenti che non hanno più niente di “vivo e vitale ” e quindi non possono trasmette una vita che non hanno.
Il nostro corpo contiene quantità diverse degli elementi che costituiscono la terra e la fisica moderna afferma che la materia è energia, ne è la manifestazione concreta, cioè la materia fa da supporto all’ energia e a sua volta l’energia struttura la materia.

Sono stati compiuti vari studi in fisica quantistica sull’energia vitale e si è trovato, tra l’altro, che gli alimenti naturali, in base a qualità e freschezza, si possono classificare in quattro gruppi:
-Alimenti di qualità superiore, che hanno un alto indice di radiazioni vitali (fra i 6.500 e 10.000 unità di misura) e che sono : frutta naturale fresca e matura, verdure naturali fresche, cereali integrali naturali (farro, riso, miglio, orzo, grano saraceno, ecc.), frutti oleosi, pesce fresco, crostacei, uova di giornata, burro molto fresco, formaggi freschi.

-Alimenti di sostegno con radiovitalità tra i 3.000 e 6.500 unità di misura, che sono: verdure lesse, zucchero di canna integrale, miele integralenaturale,vino, latte fresco.
-Alimenti inferiori,con radiovitalità sotto 3.000 unitàdi misura e che sono: insaccati, carne cotta, latte bollito, uova con più di 15 giorni,caffé, tè, cioccolato, caramelle, formaggi fermentati, pane bianco.
-Alimenti morti, privi di radiazioni vitali rilevabili, e che sono: grassi vegetali e margarine, conserve, alcol, zucchero bianco, farine bianche.

Le conclusioni di questo studio evidenziano che:
– gli alimenti di qualità superiore sono i più sani in quanto contengono più vitamine e minerali e sono più nutrienti.
– le proprietà degli alimenti vengono alterate, se non distrutte, da alcuni procedimenti, quali la cottura, mentre la cottura a vapore, per esempio non ha questi effetti.
– in alcuni casi la vitalità rimane fino a che gli alimenti sono freschissimi.
– la disidratazione in alcuni casi danneggia meno gli alimenti rispetto alla pastorizzazione.
– gli alimenti del terzo gruppo, privi di vitamine sono inaccettabili per l’organismo.
– gli alimenti del quarto gruppo non nutrono e in alcuni casi intossicano.

La vita di un essere umano incomincia con la fecondazione. In quel momento inizia una vertiginosa moltiplicazione e crescita di cellule che formano tessuti e organi sempre più specializzati e con funzioni sempre più perfette. Tutto questo meccanismo ha bisogno di nutrimento, in quanto ogni cellula funziona come un organismo: si nutre, trasforma, utilizza, espelle, si riproduce e muore.
L’armonia di tutto questo si chiama benessere fisico Per una corretta alimentazione sono indispensabili materie prime sane e pienamente vitali.
Queste si ottengono con le coltivazioni che seguono metodi naturali e biodinamici.
Problemi di ritmi di lavoro, di conservazione dei cibi, della grande produzione, spesso semplificano la vita oggi, ma al tempo stesso creano le premesse per problemi del futuro.
Spesso la parte migliore e più vitale degli alimenti viene gettata; quando ci si accorge che questo ha creato delle carenze, si interviene con qualche rimedio, che non è genuino e che non ha più né l’integrità né l’equilibrio vitale originario.
Nei cereali tutte le parti hanno una composizione comune di proteine, grassi, carboidrati e minerali, che è in perfetta armonia con l’organismo umano.Farine che non rispettano i principi naturali non possono essere digerite perfettamente, così nell’organismo si creano depositi che possono provocare problemi fisici.
Con la fotosintesi, nelle piante si trasforma l’energia luminosa (biofotoni)in energia chimicavivente, sostanze inorganiche e prive di energia, quali anidride carbonica, acqua e minerali, in composti organici e ricchi di energia, quali proteine, grassi, zuccheri e ossigeno, questo processo porta a dei risultati superiori solo se le coltivazioni sono eseguite con metodi naturali e biodinamici.

Vitalità e alimentazione

Consigli alimentari:
E’ consigliabile non consumare amidi ( pane, pasta, cereali, ecc.) e proteine (carne, uova, formaggi, ecc.) durante lo stesso pasto.
Le diverse qualità di cibo vi si scontrano perché gli amidi non si mescolano armoniosamente alle proteine, nello stomaco si instaura una reazione chimica che produce gas intestinali e sofferenza fisica.
E’ consigliabile iniziare i pasti con un piatto di verdure fresche essendo queste un alimento ³PRIMARIO² cioè subito riconoscibile dal corpo umano e in grado di attivare principi enzimatici.
E’ consigliabile bere acqua con residuo fisso basso e ph neutro possibilmente prima dei pasti e non durante e dopo.
E’ consigliabile utilizzare cibi integrali naturali in quanto sono più ricchi di fibre, (aiutano i movimenti intestinali) vitamine e Sali minerali.
E’ consigliabile mangiare frutta fresca naturale lontano dai pasti, metà mattino, metà pomeriggio.
Bisogna preparare i cibi nel rispetto degli equilibri biologici e dei valori nutritivi di ogni prodotto.Certo questo modo di procedere è un po’ faticoso e laborioso, ma i vantaggi che ne derivano ci danno benessere a lungo termine.

Per una corretta alimentazione si consiglia di fare 3 pasti al giorno più 2 spuntini:
* colazione
* spuntino
* pranzo
* spuntino
* cena

NUTRIMENTI E ALIMENTI
– I Carboidrati, sono composti in parte da amido e glicogeno e in parte da zuccheri, quali saccarosio, fruttosio e lattosio. Il glucosio è l’alimento primario delle nostre cellule e l’unico delle cellule nervose.
La digestione degli amidi inizia in bocca, per questo è importante masticare bene e dare il tempo di assorbire una quantità sufficiente di saliva agli alimenti: se si beve durante i pasti, l’acqua diluisce i succhi digestivi rendendo la digestione più difficile e favorendo la fermentazione.
– I Lipidi, contengono energia e vengono utilizzati dall’organismo in mancanza di carboidrati. Alcuni servono anche a veicolare certe vitamine. Possono essere di due tipi:
Grassi animali: panna, burro, strutto e i grassi invisibili, presenti in altre sostanze di origine animale, quali carni, formaggi, uova, latte; Grassi vegetali: ricavati dalle olive o da semi vari.
– Le Proteine, contengono carbonio, idrogeno e ossigeno come i carboidrati e i grassi, ma in più hanno anche l’azoto. Essi forniscono gli aminoacidi necessari per la produzione e il nutrimento delle cellule umane e del nucleo cellulare
– Le Vitamine, sono sostanze organiche, indispensabili per la vita degli organismi animali, che si distruggono facilmente.Gli esseri umani non sono in grado di elaborarle e la loro carenza porta gravi conseguenze, in certi casi anche letali.
Le vitamine non hanno calorie e agiscono positivamente anche in quantità minime.
– Sali Minerali o Oligoelementi, erano considerati delle impurità, mentre oggi si sa che sono indispensabili per il corretto funzionamento dell’organismo. Tutto questi elementi hanno la funzione di catalizzatori, di attivatori di reazioni chimiche.

NUTRIZIONE E BENESSERE OGGI

LA DIETA
Si è abituati a pensare che dieta sia sinonimo di privazione e sacrificio.
Nel suo vero significato, è invece, scelta di un riequilibrio volto al raggiungimento di benessere e riduzione di ansie e tensioni. Le diete miracolose sono quanto di più distante dalla scienza e dal buon senso si possa immaginare.
La reale efficacia di un programma dietetico deve essere valutato non tanto e non solo in termini di chili persi, quanto nella sua capacità di cambiare senza traumi . le abitudini alimentari e fisiche del paziente e di introdurre comportamenti stabili di controllo del peso e del suo benessere. La dieta deve essere sempre personalizzata; deve tenere conto di innumerevoli fattori quali sesso, età, composizione corporea, il tipo di attività sportiva, attività lavorativa, gusti e abitudini alimentari, eventuali patologie, stati fisiologici e altri possibili parametri.

EDUCAZIONE ALIMENTARE

Nutrirsi correttamente significa alimentarsi in modo equilibrato; per far ciò occorre riscoprire la natura con i suoi cicli stagionali e il proprio corpo con i suoi bioritmi.
Le basi della salute sono dentro di noi. Tuttavia non sempre ci ricordiamo di prestare la dovuta attenzione a certi segnali fisici, a certi piccoli disagi che contribuiscono a uno stato di malessere.
Le patologie più comuni derivano spesso da un’ alimentazione sbagliata; quello che mangiamo non riesce a soddisfare le reali necessità del nostro organismo.
Non teniamo in giusta considerazione il potere curativo del cibo determinato da particolari componenti bio-attivi presenti in alcuni alimenti.

Mangiamo prodotti sottoposti a trattamenti chimici e fisici, ricchi di aromi sintetici e esaltatori del gusto; ci troviamo di fronte a un appiattimento del cibo.

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IN VINO VERITAS, se bio salus

seduccion_del_vino1Il vino, bevanda deliziosa al palato e all’odorato, generosa, che riscalda il cuore e da gioia allo stare insieme; millenaria fonte di allegria, celebrato attraverso i secoli ed associato all’amicizia, al successo e alla gioia di vivere potrebbe contenere delle sostanze che possono guastare la salute.
Benefici in dosi moderate, ottimi per la circolazione, il cuore, l’umore e l’appetito, i vini possono assorbire i prodotti con i quali vengono coltivate le vigne e irrorate le viti.

Si ipotizza che la vite già esistesse in Toscana in epoca preistorica e si sviluppò la coltivazione in tutto il bacino del mediterraneo e medio oriente, gli Assiri furono i primi a commercializzare il vino scambiandolo con le popolazioni limitrofe, gli Egizi lo veneravano come simbolo di vita e di forza e gli Etruschi lo versavano sul fuoco per donarlo agli Dei. I greci divennero abili produttori e conservavano il vino in grandi giare che aprivano solo in occasioni delle feste. Francesi ed Italiani lo resero celebre in tutto il mondo.
Alla fine dell’800 arriva dall’america un insetto e un fungo che rivoluziona l’intera viticoltura europea. L’insetto attacca le radici, in breve tempo porta al disseccamento della pianta e in pochi anni l’intero patrimonio viticolo del vecchio continente è quasi distrutto. Fortunatamente qualcuno osserva che l’insetto attaccava solo le viti europee e non quelle americane con le quali aveva evidentemente trovato una mutua simbiosi. Si prendono le radici delle viti americane, si innesta sopra la vite europea e così si salvano le centinaia di cultiva europee. Tutt’ora le viti che si coltivano in Europa portano l’apparato radicale americano (portinnesto). Il fungo noto come peronospora della vite si sviluppa sulle foglie, sugli apici e sui grappoli e li dissecca. Con il rame si riesce a controllarlo. Nei tempi moderni la coltivazione convenzionale dei vigneti si avvale dell’uso massiccio di pesticidi, diserbanti e insetticidi. La vite, insieme al cotone, è una delle colture che consuma la parte più consistente delle sostanze chimiche prodotte nel pianeta (insieme circa il 65%) Nell’impianto e nella coltivazione delle vigne convenzionali si usano concimi di sintesi per apportare azoto, fosforo, potassio e microelementi.
Nella cura contro le molteplici malattie (vecchie e nuove) provocate da funghi e insetti e dall’indebolimento generale delle piante, si usano decine e decine di sostanze chimiche, di origine sintetica, diverse.
Esse si suddividono in tre grandi gruppi, a secondo della funzione. Ditiocarbammati, tioftalimidici, dicarbossimidici, cianoderivati, organo fosfati che agiscono per contatto, sistemici, invece, penetrano nei tessuti delle foglie e hanno un’azione prolungata nel tempo, ma sono anche i più dannosi per la loro persistenza. Sono ben 103 i principi attivi che si utilizzano e che gli enti di certificazione del il biologico cercano nelle analisi dei i vini da uve biologiche, per certificarne l’effettiva applicazione dei paramentri “BIO”.

Anche nella fase di trasformazione delle uve non si scherza, il vino è uno dei pochi prodotti che oltre a non recare la data di scadenza (anche se molti vini si possono facilmente invecchiare, altri invece molto meno) neppure riporta l’elenco degli ingredienti e le sostanze usate nel processo di trasformazione. Dagli innocui caolino e bentonite (argille) fino all’isosolfociannato di allile veicolato in paraffina o al ferrocianuro di potassio (fortunatamente in disuso) usato per demetalizzare i vini, (tappo corona) enzimi OGM, attivatori di fermentazione, correttori di acidità, coadiuvanti come il polivinilpiralidone, carboni decoloranti e deodoranti. Per ultima, la regina degli additivi, l’anidride solforosa: spesso definita come “il male indispensabile” ma di cui sono stati verificati gli effetti tossicologici.
Riconoscibile dopo la degustazione con il classico cerchio alla testa (quando in eccesso) è usato come conservante, battericida, inibente della fermentazione. È quella sostanza che ha permesso ai moderni alchimisti (enologi) di creare vini brillanti, pallidi ma profumatissimi, conservandoli senza che il tempo ne alteri negativamente le caratteristiche.

Nella conduzione della viticoltura biologica si concima con sostanze organiche e minerali non di sintesi oppure con sovesci di leguminose.
“Concimare elusivamente con concimi chimici equivale ad essere costantemente alimentati da una flebo” in questo modo un agronomo biologico definisce il modo di conduzione convenzionale.
Per la difesa della vite coltivata con metodo biologico i fitofarmaci usati sono: ossicloruro di rame, fitoil (lecitina di soia), zolfo in polvere, zolfo bagnabile, alga marina, piretro di estrazione naturale, propoli, bentonite e per chi lavora col metodo biodinamico si usano anche i preparati (sostanze, vegetali e animali, che vengono attivate attraverso processi cosmici e che hanno azioni benefiche sul terreno e sulle piante). La produzione è inferiore del 20-30% rispetto alla conduzione convenzionale, ma la qualità e la salubrità è nettamente superiore. I trattamenti contro peronospora (fungo) sono fatti con integrazione di propoli per ridurre le quantità di rame e di zolfo. Contro l’oidio (fungo) si usa zolfo in polvere ventilato e/o bagnabile e bentonite. Contro alcuni insetti come la tignola viene usato il bacillus turingensis (il bacillo distrugge il ciclo riproduttivo), il piretro naturale contro l’agente della flavescenza (Scafoideus Titanus) La raccolta delle uve viene fatta manualmente, in cassoni, e trasportata in modo celere in cantina. L’uva viene pigiadiraspata e pressata delicatamente con una pressa sottovuoto. L’intero processo di fermentazione viene regolato con il controllo della temperatura e non con aggiunta di anidride solforosa. Non sono usate sostanze di origine sintetica, ne enzimi o lieviti OGM. Il livello massimo utilizzato per l’anidride solforosa è un terzo di quello dei vini convenzionali e in genere si aggiunge nella fase di imbottigliamento.
Infatti, le dosi massime consentite nei i vini convenzionali sono,160 ml/l per i rossi e 200 per i bianchi mentre nei i vini da uve biologiche 60 ml/l per i rossi e 80 per i bianchi. Per i vini senza anidride solforosa, (vero prodotto innovativo) deve essere riportato la dicitura “no sulfites added” in etichetta e sostenuto con un certificato di analisi. Anche il tappo deve essere di origine biologica non sottoposto a lavaggi con cloro, non colorati, non sbiancati o sottoposti a radiazioni, non di materiale plastico e le etichette prive di metalli pesanti.

Nei vini convenzionali sono inevitabilmente presenti i residui di antibotritici. Inoltre nella conduzione convenzionale spesso si attua la raccolta meccanizzata per mezzo aspirante (sempre più diffusa) dove inevitabilmente entrano a contatto con il mosto, foglie, tralci, insetti e quant’altro si trovi sulla pianta.
Senza addentrarci ulteriormente nella produzione viticola classica, possiamo affermare che l’attenzione nella produzione dei vini in generale è migliorata di molto, specialmente con la crescita costante delle produzioni biologiche.
Inoltre negli ultimi decenni il cambiamento delle abitudini alimentari, dei nuovi stili di vita hanno ridotto il consumo di vino pro capite da 120 litri a meno di 50 litri. Si beve meno, ma quello che risulta chiaro è che si può bere meglio.
Mediamente la competenza enologica dei negozianti specializzati in biologico è contenuta, e la GDO sta solo ora inserendo il prodotto nei suoi assortimenti. Nella ristorazione e nella distribuzione specializzata (enoteche, wine bar, ecc) la presenza del vino biologico è limitata. Il commercio del vino tradizionale sembra avere paura del vino biologico certificato, dicono: “non ci crediamo, noi vendiamo vino buono e basta” e molti viticoltori biologici sono “costretti” a vendere nelle enoteche senza la certificazione per evitare ostacoli. Molti tra i vini biologici degli anni 70 e 80, pur brillando per buona volontà e aspetti salutistici, erano “debolucci” sui valori organolettici, ma le cose sono cambiate e di molto. Per tacitare i più dubbiosi, sono le medaglie e i riconoscimenti che dimostrano la qualità dei vini biologici che i produttori migliori collezionano nei principali concorsi vinicoli nazionali e internazionali. Per limitarci al 2002 sono biologiche alcune medaglie di metallo pregiato al Douja d’or, al Concours Mondial de Bruxelles, al Japan Wine Challenge di Tokio, al Vinitaly di Verona, al Mundus vini di Neustadt, punteggi siderali attribuiti dalla bibbia Wine Spector, i 5 grappoli d’oro dell’Associazione Italiana Somelier e via brindando.
Interessante il riconoscimento di miglior rapporto qualità prezzo del Gambero Rosso.
Ristorazione e distribuzione di vino di qualità cancellino la memoria di qualche bottiglia sbagliata del passato: la produzione nazionale vede ora bottiglie di assoluta eccellenza, su un tessuto medio di prodotti in grado di competere sul mercato. Attualmente l’80% del vino da uve biologiche prodotto in Italia va all’estero dove l’attenzione per i prodotti biologici è più sentita. Il nostro augurio è che anche in Italia, culla del vino buono, del sole, delle colline ricoperte di vigne, si cominci a dare attenzione al vino con certificazione biologica per valorizzarne la qualità, la conduzione ecologica della vigna e in generale, del territorio. Il vino biologico fa bene alla salute se accompagnato ai pasti e in dosi moderate, lo affermano anche medici qualificati. Fa anche bene allo spirito se bevuto con coscienza. Inoltre fa molto bene alle campagne perché la vite è la seconda coltura per consumo di antiparassitari e concimi chimici del pianeta (dopo il cotone)
Richiedete ovunque siate, al ristorante, al bar, nei negozi, vini da uve biologiche.
Gian Antonio Nalin Posocco Enotecnico
È possibile scaricare da internet (
www.aiab.it) il disciplinare per la vinificazione dei vini bio.

 

 

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