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Tiroide. Effetto dei cibi sul suo funzionamento.

Tiroide. Effetto dei cibi sul suo funzionamento.

Nell’alimentazione usuale sno presenti, e diffusi, numerosi cibi che ostacolano l’attività di questa ghiandola; chi tende all’ipotiroidismo farebbe bene pertanto ad evitare di assumerne grandi quantità. Alcuni di questi cibi potrebbero invece essere utili a chi ha una tendenza all’ipertiroidismo….

In un passato intervento avevo illustrato l’importanza del buon funzionamento di questa ghiandola, di cui con le analisi usuali non è sempre agevole diagnosticare un eventuale funzionamento non ottimale. Nel rinviare ad un futuro intervento la trattazione di eventuali approcci farmacologici, mi sembra importante ora mettere in rilievo come, nell’alimentazione usuale vi siano numerosi cibi che ostacolano l’attività di questa ghiandola; chi tende all’ipotiroidismo farebbe bene pertanto ad evitare di assumerne grandi quantità;, potrebbero invece essere utili a chi ha una tendenza all’ipertiroidismo.

Una categoria di questi cibi contiene glucosidi cianogeni, che rilasciano quantità (pur infinitesimali, e salutari in chi non tende all’ipiotiroidismo) di cianuro; è questo il caso delle mandorle, arachidi e pinoli, miglio e granoturco.

Un altro gruppo importante di questi cibi rilascia tiocianati ed isotiocianati, che danno luogo a composti contenenti zolfo: in questa categoria si trovano tutti i vari tipi di cavoli, compresi i broccoletti; la mostarda, i ravanelli e rafano. I tiocianati ostacolano il passaggio dello iodio dal sangue alla tiroide, mentre i tioglicosidi ostacolano l’ossidazione dello iodio e il legame alle proteine.

Un altro cibo che esercita un influsso negativo per chi tende all’ipotirodismo è la soia (e quindi anche tutti i latticini provenienti da animali alimentati con mangimi a base di soia).

Quest’ultimo cibo è un esempio classico delle conseguenze che possono derivare dal discostarsi troppo dalle abitudini alimentari dei propri antenati, abitudini frutto di un adattamento secolare all’ambiente circostante. Cibi a base di soia sono infatti molto diffusi in Giappone (e i Giapponesi sono notoriamente il popolo con la vita media più lunga); i Giapponesi mangiano però anche molto pesce e alghe , ricche di iodio, e quindi l’effetto depressivo della soia sulla tiroide è in Giappone più che controbilanciato dall’effetto stimolante dello iodio. Se invece si mangiano grandi quantità di soia, senza assumere altrettanto importanti quantità di cibi che stimolano lil funzionamento della tiroide, la soia diviene un alimento non molto benefico per questa ghiandola, in particolare per chi tende all’iptiroidismo.

Nell’elenco sopra riportato figurano, come avrete notato, cibi in linea di massima considerati molto sani, come i broccoletti e le mandorle; questo conferma quanto ho osservato nel mio intervento dedicato alla nutrigenomica. Con poche eccezioni è infatti quasi impossibile trovare un tipo di alimentazione e dei cibi che vadano bene per tutte le costituzioni, e il modo più rapido e attendibile per stabilire la propria dieta ottimale consiste nel test di nutrigenomica, che ho illustrato in tale intervento.

Tra i cibi che invece stimolano il funzionamento della tirode, oltre a quelli ricchi di iodio, come le alghe e i pesci, vi è anche la noce di cocco.

Un effetto in genere equilibrante sulla tiroide è poi esercitato dal minerale selenio, di cui, a causa dell’impoverimento dei nostri terreni agricoli, i nostri cibi sono ormai carenti, e che quindi potrebbe essere utile assumere sotto forma di integratori,

Cito infine, sebbene più che di un cibo si tratti di un rimedio fitoterapico, l’estratto della pianta Coleus forskohli. Questa pianta è stata sperimentata anche in una luna serie di studi clinici, ed è da secoli tradizionalmente usata nella medicina ayurvedica per una serie di problemi, tra cui la pressione elevata, asma, eczema, psoriasi , ed ha anche dimostrato la capacità di aumentare la produzione dell’ormone tiroideo e di stimolarne il rilascio, ed è forse a questa azione sulla tiroide che sono dovuti gli effetti dimagranti ed antidepressivi conseguiti con questa pianta .

di avatar Dott.ssa Fiamma Ferraro

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VIA LIBERA DI USA E CANADA AI NUOVI OGM DELLA MONSANTO

VIA LIBERA DI USA E CANADA AI NUOVI OGM DELLA MONSANTO
Ieri alle 21.48
di Michele Paris
Qualche giorno fa i giganti delle biotecnologie Monsanto e Dow AgroSciences hanno annunciato l’immissione sul mercato a partire dal 2010 di un nuovo seme di mais geneticamente modificato. Il prodotto si chiamerà “SmartStax” e per la prima volta nella breve storia dell’ingegneria genetica il suo DNA conterrà ben otto geni modificati, così da opporre una maggiore resistenza a insetti e piante infestanti. L’approvazione, per così dire, del nuovo seme è arrivata frettolosamente dagli enti preposti dei governi canadesi e americano, entrambi sprovvisti dei mezzi necessari per valutare più a fondo i possibili rischi degli OGM per l’ambiente e la salute umana. Il tutto a poche settimane dall’appello lanciato da un’autorevole associazione di medici americani per una moratoria planetaria degli OGM.

A denunciare i metodi di verifica a dir poco approssimativi delle autorità sanitarie di Canada e Stati Unti è stata in particolare l’organizzazione no-profit di Ottawa CBAN (Canadian Biotechnology Action Network), la quale ha rivelato come non sia stato effettuato alcun controllo sugli effetti degli otto nuovi geni combinati tra di loro nel DNA del mais. Dal momento che questi geni erano stati approvati singolarmente dal Ministero della Salute canadese, praticamente nessuna valutazione dei rischi è stata fatta sul prodotto nato dalla collaborazione di Monsanto e Dow. Attualmente, sono in genere al massimo due i geni che vengono artificialmente immessi nel DNA di una singola pianta.

Lo SmartStax unisce le caratteristiche dei geni precedentemente approvati e resistenti all’erbicida Roundup – altro discusso prodotto di punta della Monsanto – con altri che permetteranno al mais di resistere agli insetticidi. Secondo la multinazionale del Missouri, il nuovo seme consentirà il raddoppiamento dei raccolti entro il 2030, dando la possibilità all’agricoltura di “rispondere alla crescente domanda mondiale di cibo ed energia”. Sempre secondo i dati forniti dalla corporation americana, a partire dal prossimo anno saranno 1,6 i milioni di ettari coltivati negli Stati Uniti e in Canada con il mais SmartStax.

Proprio negli USA intanto, l’Unione dei Consumatori ha chiesto ai governi dei due paesi nordamericani di ritirare immediatamente l’autorizzazione alla vendita del nuovo seme di mais. Lo SmartStax, infatti, con la combinazione di un tale numero di geni, violerebbe lo stesso Codex Alimentarius delle Nazioni Unite, producendo potenzialmente effetti indesiderati sulla salute dell’uomo, come l’insorgere di nuove allergie e tossine. Per questo motivo, andrebbero disposti immediatamente studi più approfonditi.

Nel 2001 una commissione indipendente di scienziati canadesi, incaricata di valutare una serie di possibili regolamentazioni per gli OGM nel proprio paese, aveva criticato aspramente il governo e la Canadian Food Inspection Agency (CFIA) per aver dato il via libera alle coltivazioni con semi geneticamente modificati senza indagare a sufficienza il loro impatto sulla salute e sull’ambiente. Da allora ben poco è cambiato in Canada, e non solo. Come se non bastasse, la CFIA ha anche ridotto le dimensioni dell’area cuscinetto normalmente richiesta attorno ai campi coltivati con semi geneticamente modificati e non ha finora fornito alcuna spiegazione per la decisione di approvare lo SmartStax senza richiedere ulteriori studi sui possibili effetti negativi.

Forse ancora più paradossale è addirittura la situazione negli Stati Uniti, dove l’intero processo di approvazione degli OGM è fortemente condizionato dalla decisione presa nel 1992 dall’amministrazione di George H.W. Bush, su richiesta della Monsanto, di considerare i semi modificati “sostanzialmente equivalenti” a quelli tradizionali. Una conclusione che ha determinato la pressoché totale assenza di controlli o studi sugli OGM immessi sul mercato da parte delle due agenzie responsabili (EPA e FDA), entrambe affollate in questi anni da ex avvocati e dirigenti della stessa Monsanto.

D’altra parte, va sottolineata anche l’assenza di studi scientifici indipendenti sui prodotti geneticamente modificati, dal momento che – come ha rivelato un’indagine della rivista Scientific American – aziende come Monsanto, BASF, Pioneer o Syngenta richiedono esplicitamente agli acquirenti dei loro prodotti di firmare un accordo che vieta di cedere i semi ad organismi di ricerca indipendenti. Di conseguenza, non è possibile verificare eventuali effetti collaterali dei semi modificati sull’uomo, gli animali o l’ambiente, né confrontarli con quelli tradizionali. Gli unici studi che le multinazionali delle biotecnologie consentono di essere pubblicati sono così quelli da loro preventivamente approvati, se non addirittura da loro stesse realizzati.

Alle crescenti proteste di agricoltori e organizzazioni a difesa dell’ambiente, si è aggiunto recentemente un appello della American Academy of Environmental Medicine (AAEM), associazione che riunisce medici e scienziati impegnati nello studio delle interazioni tra ambiente e salute umana. Dal proprio sito ufficiale, la AAEM ha affermato che il cibo proveniente da OGM “pone seri rischi per la salute” e per questo ne chiede l’immediata moratoria. Citando un numero sempre maggiore di studi condotti sugli animali, la stessa organizzazione indipendente conclude che vi sia “più di una associazione casuale tra cibo geneticamente modificato ed effetti dannosi sulla salute”, tra l’altro, in ambito tossicologico e allergologico, nonché delle funzioni immunitarie, riproduttive e metaboliche.

Oltre alla moratoria sugli OGM, la AAEM chiede l’implementazione di test sulla loro sicurezza, ai medici di educare i loro pazienti sui pericoli degli OGM per la salute, di considerare il ruolo del cibo prodotto con organismi geneticamente modificati nelle malattie diagnosticate e studi scientifici indipendenti sui loro effetti. Ben lontani dal rispondere in maniera sicura alla crescente domanda di cibo del pianeta, come sostengono le multinazionali dell’agrobusiness e delle biotecnologie, gli OGM rappresentano potenzialmente una seria minaccia per la salute umana e per l’ambiente in cui vengono piantati.

Tanto da richiedere da più parti in questo ambito l’applicazione del “principio di precauzione”, strumento di regolamentazione adottato dall’Unione Europea e concetto fondante di numerosi accordi internazionali. Stabilito nel corso della Conferenza ONU su Ambiente e Sviluppo del 1992 a Rio de Janeiro, questo principio che, “per proteggere l’ambiente”, dovrebbe “essere ampiamente applicato dagli Stati”, dispone come “qualora sussistano minacce di danni seri o irreversibili, l’assenza di certezza scientifica” non possa “essere usata per ritardare l’applicazione di misure vantaggiose in termini di costo volte a prevenire il degrado ambientale”.

http://www.altrenotizie.org/alt/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=101508&mode=thread&order=0&thold=0

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Mi domandavo se quanto scritto da questo regolamento non dovrebbe essere l’obbiettivo comune a tutti noi?!?!

REGOLAMENTO (CE) N. 834/2007 DEL CONSIGLIO Articolo 3

Obiettivi

La produzione biologica persegue i seguenti obiettivi generali:

a) stabilire un sistema di gestione sostenibile per l’agricoltura che:

i) rispetti i sistemi e i cicli naturali e mantenga e migliori la salute dei suoli, delle acque, delle piante e degli animali e l’equilibrio tra di essi;

ii) contribuisca a un alto livello di diversità biologica;

iii) assicuri un impiego responsabile dell’energia e delle risorse naturali come l’acqua, il suolo, la materia organica e l’aria;

iv) rispetti criteri rigorosi in materia di benessere degli animali e soddisfi, in particolare, le specifiche esigenze comportamentali degli animali secondo la specie;

 b) mirare a ottenere prodotti di alta qualità;

c) mirare a produrre un’ampia varietà di alimenti e altri prodotti agricoli che rispondano alla domanda dei consumatori di prodotti ottenuti con procedimenti che non danneggino l’ambiente, la salute umana, la salute dei vegetali o la salute e il benessere degli animali.

Anche tu condividi questi obbiettivi? Se si, sei pronto a passare al biologico! Non è infatti una moda, ma un modo di vivere.

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BIO-NUTRIZIONE ALIMENTARE NATURALE COSA VUOL DIRE NUTRIRSI

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Ci sono molte cose che dovremmo rivedere nella nostra alimentazione, ma la prima e la più importante è il concetto che dobbiamo “mangiare per vivere”, intendendo con questo che dobbiamo avere sempre presente che gli alimenti pur piacevoli, devono prima di tutto soddisfare il bisogno di nutrirci.

Il termine “nutriente” ha un vasto significato che riguarda molti aspetti.
A questo proposito dobbiamo porci alcune domande:
-qual è lo scopo del nutrimento?
-cos’è il nutrimento?
-cosa vuol dire “assimilare”?
-che cosa sto assimilando?

Per trovare le risposte dobbiamo conoscere la nostra costituzione e sapere cosa avviene quando assorbiamo sostanze ed energie nella nostra struttura molecolare ed energetica.

Il nutrimento è legame tra noi e la natura, poiché noi costruiamo continuamente il nostro corpo con gli alimenti, che sono indispensabili alla vita in quanto forniscono all’organismole forze che gli sono necessarie, nonché le sostanze che servono per il rinnovamento continuo di cellule e la riparazione di tessuti danneggiati. Il nostro corpo accetta più o meno tutto ciò che gli viene dato, prende da questo le sostanze che gli servono ed elimina il residuo inutile.

Se noi impariamo a conoscere le esigenze del nostro fisico e gli diamo tutto il nutrimento di cui ha bisogno, sia come ” qualita’ ” che come quantita’, evitiamo il rischio di provocargli danni o accumuli di sostanze dannose che non riesce più a smaltire (tossine, ecc.).

E ‘ sempre più facile trovare cibi accattivanti, che in realtà ingannano la fame, più che nutrire il corpo, alimenti che non hanno più niente di “vivo e vitale ” e quindi non possono trasmette una vita che non hanno.
Il nostro corpo contiene quantità diverse degli elementi che costituiscono la terra e la fisica moderna afferma che la materia è energia, ne è la manifestazione concreta, cioè la materia fa da supporto all’ energia e a sua volta l’energia struttura la materia.

Sono stati compiuti vari studi in fisica quantistica sull’energia vitale e si è trovato, tra l’altro, che gli alimenti naturali, in base a qualità e freschezza, si possono classificare in quattro gruppi:
-Alimenti di qualità superiore, che hanno un alto indice di radiazioni vitali (fra i 6.500 e 10.000 unità di misura) e che sono : frutta naturale fresca e matura, verdure naturali fresche, cereali integrali naturali (farro, riso, miglio, orzo, grano saraceno, ecc.), frutti oleosi, pesce fresco, crostacei, uova di giornata, burro molto fresco, formaggi freschi.

-Alimenti di sostegno con radiovitalità tra i 3.000 e 6.500 unità di misura, che sono: verdure lesse, zucchero di canna integrale, miele integralenaturale,vino, latte fresco.
-Alimenti inferiori,con radiovitalità sotto 3.000 unitàdi misura e che sono: insaccati, carne cotta, latte bollito, uova con più di 15 giorni,caffé, tè, cioccolato, caramelle, formaggi fermentati, pane bianco.
-Alimenti morti, privi di radiazioni vitali rilevabili, e che sono: grassi vegetali e margarine, conserve, alcol, zucchero bianco, farine bianche.

Le conclusioni di questo studio evidenziano che:
– gli alimenti di qualità superiore sono i più sani in quanto contengono più vitamine e minerali e sono più nutrienti.
– le proprietà degli alimenti vengono alterate, se non distrutte, da alcuni procedimenti, quali la cottura, mentre la cottura a vapore, per esempio non ha questi effetti.
– in alcuni casi la vitalità rimane fino a che gli alimenti sono freschissimi.
– la disidratazione in alcuni casi danneggia meno gli alimenti rispetto alla pastorizzazione.
– gli alimenti del terzo gruppo, privi di vitamine sono inaccettabili per l’organismo.
– gli alimenti del quarto gruppo non nutrono e in alcuni casi intossicano.

La vita di un essere umano incomincia con la fecondazione. In quel momento inizia una vertiginosa moltiplicazione e crescita di cellule che formano tessuti e organi sempre più specializzati e con funzioni sempre più perfette. Tutto questo meccanismo ha bisogno di nutrimento, in quanto ogni cellula funziona come un organismo: si nutre, trasforma, utilizza, espelle, si riproduce e muore.
L’armonia di tutto questo si chiama benessere fisico Per una corretta alimentazione sono indispensabili materie prime sane e pienamente vitali.
Queste si ottengono con le coltivazioni che seguono metodi naturali e biodinamici.
Problemi di ritmi di lavoro, di conservazione dei cibi, della grande produzione, spesso semplificano la vita oggi, ma al tempo stesso creano le premesse per problemi del futuro.
Spesso la parte migliore e più vitale degli alimenti viene gettata; quando ci si accorge che questo ha creato delle carenze, si interviene con qualche rimedio, che non è genuino e che non ha più né l’integrità né l’equilibrio vitale originario.
Nei cereali tutte le parti hanno una composizione comune di proteine, grassi, carboidrati e minerali, che è in perfetta armonia con l’organismo umano.Farine che non rispettano i principi naturali non possono essere digerite perfettamente, così nell’organismo si creano depositi che possono provocare problemi fisici.
Con la fotosintesi, nelle piante si trasforma l’energia luminosa (biofotoni)in energia chimicavivente, sostanze inorganiche e prive di energia, quali anidride carbonica, acqua e minerali, in composti organici e ricchi di energia, quali proteine, grassi, zuccheri e ossigeno, questo processo porta a dei risultati superiori solo se le coltivazioni sono eseguite con metodi naturali e biodinamici.

Vitalità e alimentazione

Consigli alimentari:
E’ consigliabile non consumare amidi ( pane, pasta, cereali, ecc.) e proteine (carne, uova, formaggi, ecc.) durante lo stesso pasto.
Le diverse qualità di cibo vi si scontrano perché gli amidi non si mescolano armoniosamente alle proteine, nello stomaco si instaura una reazione chimica che produce gas intestinali e sofferenza fisica.
E’ consigliabile iniziare i pasti con un piatto di verdure fresche essendo queste un alimento ³PRIMARIO² cioè subito riconoscibile dal corpo umano e in grado di attivare principi enzimatici.
E’ consigliabile bere acqua con residuo fisso basso e ph neutro possibilmente prima dei pasti e non durante e dopo.
E’ consigliabile utilizzare cibi integrali naturali in quanto sono più ricchi di fibre, (aiutano i movimenti intestinali) vitamine e Sali minerali.
E’ consigliabile mangiare frutta fresca naturale lontano dai pasti, metà mattino, metà pomeriggio.
Bisogna preparare i cibi nel rispetto degli equilibri biologici e dei valori nutritivi di ogni prodotto.Certo questo modo di procedere è un po’ faticoso e laborioso, ma i vantaggi che ne derivano ci danno benessere a lungo termine.

Per una corretta alimentazione si consiglia di fare 3 pasti al giorno più 2 spuntini:
* colazione
* spuntino
* pranzo
* spuntino
* cena

NUTRIMENTI E ALIMENTI
– I Carboidrati, sono composti in parte da amido e glicogeno e in parte da zuccheri, quali saccarosio, fruttosio e lattosio. Il glucosio è l’alimento primario delle nostre cellule e l’unico delle cellule nervose.
La digestione degli amidi inizia in bocca, per questo è importante masticare bene e dare il tempo di assorbire una quantità sufficiente di saliva agli alimenti: se si beve durante i pasti, l’acqua diluisce i succhi digestivi rendendo la digestione più difficile e favorendo la fermentazione.
– I Lipidi, contengono energia e vengono utilizzati dall’organismo in mancanza di carboidrati. Alcuni servono anche a veicolare certe vitamine. Possono essere di due tipi:
Grassi animali: panna, burro, strutto e i grassi invisibili, presenti in altre sostanze di origine animale, quali carni, formaggi, uova, latte; Grassi vegetali: ricavati dalle olive o da semi vari.
– Le Proteine, contengono carbonio, idrogeno e ossigeno come i carboidrati e i grassi, ma in più hanno anche l’azoto. Essi forniscono gli aminoacidi necessari per la produzione e il nutrimento delle cellule umane e del nucleo cellulare
– Le Vitamine, sono sostanze organiche, indispensabili per la vita degli organismi animali, che si distruggono facilmente.Gli esseri umani non sono in grado di elaborarle e la loro carenza porta gravi conseguenze, in certi casi anche letali.
Le vitamine non hanno calorie e agiscono positivamente anche in quantità minime.
– Sali Minerali o Oligoelementi, erano considerati delle impurità, mentre oggi si sa che sono indispensabili per il corretto funzionamento dell’organismo. Tutto questi elementi hanno la funzione di catalizzatori, di attivatori di reazioni chimiche.

NUTRIZIONE E BENESSERE OGGI

LA DIETA
Si è abituati a pensare che dieta sia sinonimo di privazione e sacrificio.
Nel suo vero significato, è invece, scelta di un riequilibrio volto al raggiungimento di benessere e riduzione di ansie e tensioni. Le diete miracolose sono quanto di più distante dalla scienza e dal buon senso si possa immaginare.
La reale efficacia di un programma dietetico deve essere valutato non tanto e non solo in termini di chili persi, quanto nella sua capacità di cambiare senza traumi . le abitudini alimentari e fisiche del paziente e di introdurre comportamenti stabili di controllo del peso e del suo benessere. La dieta deve essere sempre personalizzata; deve tenere conto di innumerevoli fattori quali sesso, età, composizione corporea, il tipo di attività sportiva, attività lavorativa, gusti e abitudini alimentari, eventuali patologie, stati fisiologici e altri possibili parametri.

EDUCAZIONE ALIMENTARE

Nutrirsi correttamente significa alimentarsi in modo equilibrato; per far ciò occorre riscoprire la natura con i suoi cicli stagionali e il proprio corpo con i suoi bioritmi.
Le basi della salute sono dentro di noi. Tuttavia non sempre ci ricordiamo di prestare la dovuta attenzione a certi segnali fisici, a certi piccoli disagi che contribuiscono a uno stato di malessere.
Le patologie più comuni derivano spesso da un’ alimentazione sbagliata; quello che mangiamo non riesce a soddisfare le reali necessità del nostro organismo.
Non teniamo in giusta considerazione il potere curativo del cibo determinato da particolari componenti bio-attivi presenti in alcuni alimenti.

Mangiamo prodotti sottoposti a trattamenti chimici e fisici, ricchi di aromi sintetici e esaltatori del gusto; ci troviamo di fronte a un appiattimento del cibo.

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IN VINO VERITAS, se bio salus

seduccion_del_vino1Il vino, bevanda deliziosa al palato e all’odorato, generosa, che riscalda il cuore e da gioia allo stare insieme; millenaria fonte di allegria, celebrato attraverso i secoli ed associato all’amicizia, al successo e alla gioia di vivere potrebbe contenere delle sostanze che possono guastare la salute.
Benefici in dosi moderate, ottimi per la circolazione, il cuore, l’umore e l’appetito, i vini possono assorbire i prodotti con i quali vengono coltivate le vigne e irrorate le viti.

Si ipotizza che la vite già esistesse in Toscana in epoca preistorica e si sviluppò la coltivazione in tutto il bacino del mediterraneo e medio oriente, gli Assiri furono i primi a commercializzare il vino scambiandolo con le popolazioni limitrofe, gli Egizi lo veneravano come simbolo di vita e di forza e gli Etruschi lo versavano sul fuoco per donarlo agli Dei. I greci divennero abili produttori e conservavano il vino in grandi giare che aprivano solo in occasioni delle feste. Francesi ed Italiani lo resero celebre in tutto il mondo.
Alla fine dell’800 arriva dall’america un insetto e un fungo che rivoluziona l’intera viticoltura europea. L’insetto attacca le radici, in breve tempo porta al disseccamento della pianta e in pochi anni l’intero patrimonio viticolo del vecchio continente è quasi distrutto. Fortunatamente qualcuno osserva che l’insetto attaccava solo le viti europee e non quelle americane con le quali aveva evidentemente trovato una mutua simbiosi. Si prendono le radici delle viti americane, si innesta sopra la vite europea e così si salvano le centinaia di cultiva europee. Tutt’ora le viti che si coltivano in Europa portano l’apparato radicale americano (portinnesto). Il fungo noto come peronospora della vite si sviluppa sulle foglie, sugli apici e sui grappoli e li dissecca. Con il rame si riesce a controllarlo. Nei tempi moderni la coltivazione convenzionale dei vigneti si avvale dell’uso massiccio di pesticidi, diserbanti e insetticidi. La vite, insieme al cotone, è una delle colture che consuma la parte più consistente delle sostanze chimiche prodotte nel pianeta (insieme circa il 65%) Nell’impianto e nella coltivazione delle vigne convenzionali si usano concimi di sintesi per apportare azoto, fosforo, potassio e microelementi.
Nella cura contro le molteplici malattie (vecchie e nuove) provocate da funghi e insetti e dall’indebolimento generale delle piante, si usano decine e decine di sostanze chimiche, di origine sintetica, diverse.
Esse si suddividono in tre grandi gruppi, a secondo della funzione. Ditiocarbammati, tioftalimidici, dicarbossimidici, cianoderivati, organo fosfati che agiscono per contatto, sistemici, invece, penetrano nei tessuti delle foglie e hanno un’azione prolungata nel tempo, ma sono anche i più dannosi per la loro persistenza. Sono ben 103 i principi attivi che si utilizzano e che gli enti di certificazione del il biologico cercano nelle analisi dei i vini da uve biologiche, per certificarne l’effettiva applicazione dei paramentri “BIO”.

Anche nella fase di trasformazione delle uve non si scherza, il vino è uno dei pochi prodotti che oltre a non recare la data di scadenza (anche se molti vini si possono facilmente invecchiare, altri invece molto meno) neppure riporta l’elenco degli ingredienti e le sostanze usate nel processo di trasformazione. Dagli innocui caolino e bentonite (argille) fino all’isosolfociannato di allile veicolato in paraffina o al ferrocianuro di potassio (fortunatamente in disuso) usato per demetalizzare i vini, (tappo corona) enzimi OGM, attivatori di fermentazione, correttori di acidità, coadiuvanti come il polivinilpiralidone, carboni decoloranti e deodoranti. Per ultima, la regina degli additivi, l’anidride solforosa: spesso definita come “il male indispensabile” ma di cui sono stati verificati gli effetti tossicologici.
Riconoscibile dopo la degustazione con il classico cerchio alla testa (quando in eccesso) è usato come conservante, battericida, inibente della fermentazione. È quella sostanza che ha permesso ai moderni alchimisti (enologi) di creare vini brillanti, pallidi ma profumatissimi, conservandoli senza che il tempo ne alteri negativamente le caratteristiche.

Nella conduzione della viticoltura biologica si concima con sostanze organiche e minerali non di sintesi oppure con sovesci di leguminose.
“Concimare elusivamente con concimi chimici equivale ad essere costantemente alimentati da una flebo” in questo modo un agronomo biologico definisce il modo di conduzione convenzionale.
Per la difesa della vite coltivata con metodo biologico i fitofarmaci usati sono: ossicloruro di rame, fitoil (lecitina di soia), zolfo in polvere, zolfo bagnabile, alga marina, piretro di estrazione naturale, propoli, bentonite e per chi lavora col metodo biodinamico si usano anche i preparati (sostanze, vegetali e animali, che vengono attivate attraverso processi cosmici e che hanno azioni benefiche sul terreno e sulle piante). La produzione è inferiore del 20-30% rispetto alla conduzione convenzionale, ma la qualità e la salubrità è nettamente superiore. I trattamenti contro peronospora (fungo) sono fatti con integrazione di propoli per ridurre le quantità di rame e di zolfo. Contro l’oidio (fungo) si usa zolfo in polvere ventilato e/o bagnabile e bentonite. Contro alcuni insetti come la tignola viene usato il bacillus turingensis (il bacillo distrugge il ciclo riproduttivo), il piretro naturale contro l’agente della flavescenza (Scafoideus Titanus) La raccolta delle uve viene fatta manualmente, in cassoni, e trasportata in modo celere in cantina. L’uva viene pigiadiraspata e pressata delicatamente con una pressa sottovuoto. L’intero processo di fermentazione viene regolato con il controllo della temperatura e non con aggiunta di anidride solforosa. Non sono usate sostanze di origine sintetica, ne enzimi o lieviti OGM. Il livello massimo utilizzato per l’anidride solforosa è un terzo di quello dei vini convenzionali e in genere si aggiunge nella fase di imbottigliamento.
Infatti, le dosi massime consentite nei i vini convenzionali sono,160 ml/l per i rossi e 200 per i bianchi mentre nei i vini da uve biologiche 60 ml/l per i rossi e 80 per i bianchi. Per i vini senza anidride solforosa, (vero prodotto innovativo) deve essere riportato la dicitura “no sulfites added” in etichetta e sostenuto con un certificato di analisi. Anche il tappo deve essere di origine biologica non sottoposto a lavaggi con cloro, non colorati, non sbiancati o sottoposti a radiazioni, non di materiale plastico e le etichette prive di metalli pesanti.

Nei vini convenzionali sono inevitabilmente presenti i residui di antibotritici. Inoltre nella conduzione convenzionale spesso si attua la raccolta meccanizzata per mezzo aspirante (sempre più diffusa) dove inevitabilmente entrano a contatto con il mosto, foglie, tralci, insetti e quant’altro si trovi sulla pianta.
Senza addentrarci ulteriormente nella produzione viticola classica, possiamo affermare che l’attenzione nella produzione dei vini in generale è migliorata di molto, specialmente con la crescita costante delle produzioni biologiche.
Inoltre negli ultimi decenni il cambiamento delle abitudini alimentari, dei nuovi stili di vita hanno ridotto il consumo di vino pro capite da 120 litri a meno di 50 litri. Si beve meno, ma quello che risulta chiaro è che si può bere meglio.
Mediamente la competenza enologica dei negozianti specializzati in biologico è contenuta, e la GDO sta solo ora inserendo il prodotto nei suoi assortimenti. Nella ristorazione e nella distribuzione specializzata (enoteche, wine bar, ecc) la presenza del vino biologico è limitata. Il commercio del vino tradizionale sembra avere paura del vino biologico certificato, dicono: “non ci crediamo, noi vendiamo vino buono e basta” e molti viticoltori biologici sono “costretti” a vendere nelle enoteche senza la certificazione per evitare ostacoli. Molti tra i vini biologici degli anni 70 e 80, pur brillando per buona volontà e aspetti salutistici, erano “debolucci” sui valori organolettici, ma le cose sono cambiate e di molto. Per tacitare i più dubbiosi, sono le medaglie e i riconoscimenti che dimostrano la qualità dei vini biologici che i produttori migliori collezionano nei principali concorsi vinicoli nazionali e internazionali. Per limitarci al 2002 sono biologiche alcune medaglie di metallo pregiato al Douja d’or, al Concours Mondial de Bruxelles, al Japan Wine Challenge di Tokio, al Vinitaly di Verona, al Mundus vini di Neustadt, punteggi siderali attribuiti dalla bibbia Wine Spector, i 5 grappoli d’oro dell’Associazione Italiana Somelier e via brindando.
Interessante il riconoscimento di miglior rapporto qualità prezzo del Gambero Rosso.
Ristorazione e distribuzione di vino di qualità cancellino la memoria di qualche bottiglia sbagliata del passato: la produzione nazionale vede ora bottiglie di assoluta eccellenza, su un tessuto medio di prodotti in grado di competere sul mercato. Attualmente l’80% del vino da uve biologiche prodotto in Italia va all’estero dove l’attenzione per i prodotti biologici è più sentita. Il nostro augurio è che anche in Italia, culla del vino buono, del sole, delle colline ricoperte di vigne, si cominci a dare attenzione al vino con certificazione biologica per valorizzarne la qualità, la conduzione ecologica della vigna e in generale, del territorio. Il vino biologico fa bene alla salute se accompagnato ai pasti e in dosi moderate, lo affermano anche medici qualificati. Fa anche bene allo spirito se bevuto con coscienza. Inoltre fa molto bene alle campagne perché la vite è la seconda coltura per consumo di antiparassitari e concimi chimici del pianeta (dopo il cotone)
Richiedete ovunque siate, al ristorante, al bar, nei negozi, vini da uve biologiche.
Gian Antonio Nalin Posocco Enotecnico
È possibile scaricare da internet (
www.aiab.it) il disciplinare per la vinificazione dei vini bio.

 

 

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GREENPEACE: DIMOSTRATO CHE OGM METTONO A RISCHIO LA RIPRODUZIONE

Un’alimentazione a base di organismi geneticamente modificati potrebbe compromettere la capacità riproduttiva. E’ quanto sostiene uno studio pubblicato dal governo austriaco, di una delle pochissime analisi di lungo termine mai condotte sul tema. La fertilità dei topi nutriti con mais OGM ne è risultata molto indebolita, rispetto a topi alimentati con alimenti naturali. Considerando la gravitá delle potenziali minacce riguardo la salute e la riproduzione umana, Greenpeace chiede il ritiro di tutti gli alimenti e i prodotti OGM dal mercato mondiale.

Lo studio, commissionato dal ministero austriaco per l¹Agricoltura e la Salute, é stato presentato dal Dott. Jürgen Zentek, professore di medicina veterinaria presso l’Universitá di Vienna e coordinatore del progetto. Queste le scoperte: i topi nutriti con mais OGM hanno dato vita ad una prole nella terza e quarta generazione ridotta di numero e di peso, e tali differenze sono statisticamente rilevanti. I topi alimentati con mais non-OGM si sono riprodotti in modo piú efficiente.

Il cibo OGM sembra agire come agente di controllo delle nascite, portando potenzialmente alla sterilità. Se questa non é una ragione sufficiente per chiudere completamente l¹industria agroalimentare biotech una volta per tutte, non so che altro genere di disastro stiamo aspettando.- afferma Federica Ferrario, responsabile campagna OGM di Greenpeace Italia- Giocare alla roulette genetica con il nostro cibo é come giocare alla roulette russa con consumatori e salute pubblica².

Di proprietà della Monsanto, la varietá di mais OGM (NK 603 x MON 810), testata in questo studio, é tollerante ad un erbicida e resistente ad un determinato parassita. É stato approvato per la coltivazione e l’uso come alimento in diveri stati, fra cui USA, Argentina, Giappone, Filippine e Sud Africa. In Europa e in Messico, é autorizzata per l¹uso in alimenti e mangimi.

L’Efsa ha dato luce verde per un OGM che ora é dimostrato essere una potenziale minaccia per la salute. Come é possibile affidarsi esclusivamente ai dati della Monsanto e dare l’ok all¹autorizzazione? Il panel OGM dell’Efsa dovrebbe essere sospeso immediatamente e sostanzialmente riformato fino a quando sará realmente in grado di di valutare i rischi connessi agli OGM. L¹Efsa dovrebbe trasformarsi in una agenzia che protegge i consumatori e non gli interessi economici della Monsanto.² conclude Ferrario.

Greenpeace chiede agli stati membri di attivare immediatamente le clausole di salvaguardia nazionale e il divieto all’importazione per il mais NK603 x MON810, l¹ NK603 il MON810. Chiede che l¹Unione europea sospenda tutte le autorizzazioni di prodotti OGM.

Contatti:
Ufficio stampa Greenpeace +39 06 68136061 (int.203 ­ 222)
Vittoria Iacovella, addetta stampa +39 348 3988615
Federica Ferrario, responsabile campagna OGM, 348 3988616

 

 

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Alimentazione: dal 1 settembre l’Ue aumenterà limiti consentiti per i pesticidi nell’ortofrutta

pesticidiDal primo settembre 2008, i limiti legali massimi ammessi per i pesticidi nei cibi europei subiranno una sostanziosa impennata. Il cambiamento avverrà in ragione dell’entrata in vigore della nuova legislazione comunitaria in materia (regolamento 149/2008) realizzata con l’intento di armonizzare i limiti di tolleranza a livello europeo.
Legambiente in “Pesticidi nel Piatto 2008” (scaricabile dal sito
www.legambiente.eu) nella primavera scorsa aveva già lanciato l’allarme per la presenza di multiresidui chimici sull’ortofrutta e oggi un’analisi di Greenpeace e della ONG austriaca Global 2000 evidenzia come i limiti per i residuidei pesticidi siano troppo elevati per garantire la sicurezza alimentare. Secondo questo studio pubblicato oggi circa 700 dei limitimassimi di residui di pesticidi legalmente ammessi su frutta e verdura in Europa sono troppo alti. La contaminazione permessa su mele, pere, uva, pomodori e peperoni in particolare è spesso così elevata da poterrecare danni acuti e cronici alla salute, particolarmente nei bambini. In 570 casi presi in esame tali limiti stabiliti per frutta e verdura oltrepassano, infatti, la dose acuta di riferimento ammessa dalla stessa EFSA (l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare). Tra irischi possibili anche quello per la salute a lungo termine, dal momento che 94 dei nuovi limiti ammessi dall’UE superano la dose giornaliera ammissibile e quindi aumenta la possibilità di subire danni cronici come il cancro o disturbi all’apparato riproduttore edendocrino. Bambini dovrebbero essere sicuri quando mangiano frutta e verdura edovrebbero poterne mangiare quanta ne vogliono. L’UE deve rivedere questi limiti immediatamente”. campioni di frutta contaminati da uno o più residui chimici e molto significativi sonoanche i numeri relativi alla presenza di pesticidi nei prodotti elaborati come vino e olio, con una percentuale di 18,3% dei campioni contaminati da uno o più principi attivi. Una normativa efficace emoderna dovrebbe invece considerare la questione del multiresiduo, cioèla presenza contemporanea, anche entro i limiti di legge, di più principi attivi su uno stesso prodotto. Fenomeno non abbastanza studiato e del quale non conosciamo ancora i potenziali effetti sull’organismo umano. E per questo la decisione della UE di aumentare i limiti è francamente allarmante”.

“Il criterio seguito dalla Commissione europea è pericolosissimo:si è individuato il paese europeo che aveva il limite più permissivo per ogni pesticida e si è esteso questo alto livello a tutti i paesi membri – ha spiegato Francesco Ferrante, responsabile Agricoltura di Legambiente-. I consumatori europei adesso avranno una ben minore protezionerispetto alla loro quotidiana esposizione alimentare alle migliaia dipesticidi presenti sul mercato. E’ una logica inaccettabile.

Per questa ragione PAN Europe, Pesticide Action Network Europe, l’organizzazione che raggruppa le associazioni europee a difesa della salute e dell’ambiente contro i pesticidi di cui Legambiente fa parte ela ONG olandese Natuur en Mileiu hanno presentato insieme un ricorsoalla Corte di Giustizia Europea.
“L’Ue con questa legislazione ha tradito l’impegno di portare i limiti al minimo livello tecnicamente raggiungibile, previsto nel regolamento 369 sui pesticidi del 2005, ed a tutti gli effetti vincolante” – ha commentato Elliott Cannell coordinatore del PAN Europe.

“In Italia – ha dichiarato Rina Guadagnini biologa di Legambiente- rimane ancora alta, al 47,4% la percentuale di campioni di frutta contaminati da uno o più residui chimici e molto significativi sonoanche i numeri relativi alla presenza di pesticidi nei prodottielaborati come vino e olio, con una percentuale di 18,3% dei campioni contaminati da uno o più principi attivi. Una normativa efficace e moderna dovrebbe invece considerare la questione del multiresiduo, cioè la presenza contemporanea, anche entro i limiti di legge, di più principi attivi su uno stesso prodotto. Fenomeno non abbastanza studiato e del quale non conosciamo ancora i potenziali effetti sull’organismo umano. E per questo la decisione della UE di aumentare ilimiti è francamente allarmante”.

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