NOTE AGR. BIOLOGICA

agrbio1Leggi e Normativa sul Biologico

L’agricoltura biologica è disciplinata a livello europeo dal Reg. CEE 2092/91 che rappresenta la norma principale di riferimento per tutti gli addetti del settore. Dal momento della sua emanazione questo regolamento ha subito, però, profonde modifiche ed integrazioni tanto che la norma attualmente in vigore è il risultato della lettura combinata di circa quaranta regolamenti, che di volta in volta hanno inserito, eliminato e modificato articoli e allegati dell’originario testo pubblicato nel 1991.

Attualmente è in corso un’importante revisione di questo testo che ha oramai 15 anni. Nel quadro della normativa comunitaria si sono poi sviluppate anche leggi nazionali e regionali.

 

L’agricoltura biologica è quel tipo di agricoltura che cerca di ottenere i suoi prodotti seguendo il più possibile i ritmi biologici (cioè naturali) della Terra, senza applicare interventi artificiali.
Il suo scopo è quello di produrre alimenti sani e nutrienti, mantenendo i terreni fertili nel tempo, senza impoverirli con tecniche sbagliate o con coltivazioni troppo intensive, e senza danneggiare l’ambiente.
Per questi motivi è nata la necessità di porre un freno a questi metodi e un numero sempre maggiore di agricoltori è ora disponibile a “cambiare strada”, applicando, con l’aiuto di esperti, i metodi dell’agricoltura biologica.
Essa si basa su alcuni semplici princìpi (che, sostanzialmente, erano quelli usati in passato, prima dell’avvento dell’agricoltura chimica e industrializzata):
[Tutte le spiegazioni dei termini specifici dell’agricoltura biologica si possono trovare nei siti indicati qui accanto].

Perché è nato questo nuovo tipo di agricoltura?
Specialmente in questi ultimi decenni, i Paesi più sviluppati hanno usato tecniche di coltivazione sempre più “energiche” e forzanti, per far fronte al maggior numero di consumatori (dovuto all’aumento generale della popolazione mondiale): ecco allora l’uso massiccio di fertilizzanti chimici (concimi), diserbanti (contro le erbe infestanti), pesticidi, antiparassitari e insetticidi (contro gli insetti dannosi alle coltivazioni).

Ad un certo punto ci si è accorti che tutto ciò ha un “rovescio della medaglia”: i diserbanti e gli antiparassitari non solo uccidono indiscriminatamente organismi nocivi e organismi utili, ma sono veleni che dal terreno passano nelle acque sotterranee e poi nei fiumi e nei mari, inquinandoli sempre più; i fertilizzanti chimici, somministrati per lungo tempo e in abbondanza, dopo un primo effetto positivo impoveriscono i terreni e li avvelenano.
Inoltre, i prodotti dell’agricoltura chimica (frutta e verdura, ad esempio) sono sicuramente di bell’aspetto e più grossi, ma poco nutrienti, poco saporiti e contengono residui velenosi dei trattamenti chimici fatti alle piante e ai terreni in cui sono stati coltivati .

 

1 – fertilizzazione dei terreni con letame e “compost”

2 – “lotta biologica” contro le erbe infestanti e gli insetti parassiti

3 – “rotazione” agraria delle coltivazioni per non impoverire il terreno.

 

Parallelamente all’agricoltura biologica si sono sviluppati gli allevamenti biologici che assicurano condizioni più naturali di vita agli animali e un controllo sulla qualità della loro alimentazione secondo i princìpi biologici.

Ormai sono milioni gli italiani che fanno uso regolare di alimenti naturali e di prodotti biologici sulla loro tavola.
Gli alimenti “bio” si stanno diffondendo anche nelle mense scolastiche.

L’agricoltura biologica è un tipo di agricoltura che considera l’intero ecosistema agricolo, sfrutta la naturale fertilità del suolo favorendola con interventi limitati, promuove la biodiversità dell’ambiente in cui opera ed esclude l’utilizzo di prodotti di sintesi (salvo quelli specificatamente ammessi dal regolamento comunitario) e organismi geneticamente modificati.

 

Definizione

La parola “biologica” presente in agricoltura biologica è in realtà un termine improprio: l’attività agricola, biologica o convenzionale, verte sempre su un processo di natura biologica attuato da un organismo vegetale, animale o microbico.

La differenza sostanziale tra agricoltura biologica e convenzionale consiste nel livello di energia ausiliaria introdotto nell’agrosistema: nell’agricoltura convenzionale si impiega un notevole quantitativo di energia ausiliaria proveniente da processi industriali (industria chimica, estrattiva, meccanica, ecc.); al contrario, l’agricoltura biologica, pur essendo in parte basata su energia ausiliare proveniente dall’industria estrattiva e meccanica, reimpiega la materia principalmente sotto forma organica.

Una dicitura sintetica più appropriata avrebbe forse potuto essere una di quelle adottate in altre lingue, agricoltura organica oppure agricoltura ecologica, in quanto mettono in evidenza i principali aspetti distintivi dell’agricoltura biologica, ovvero la conservazione della sostanza organica del terreno o l’intenzione originaria di trovare una forma di agricoltura a basso impatto ambientale.

Teoria

La filosofia dietro a questo diverso modo di coltivare le piante e allevare gli animali non è unicamente legata all’intenzione di offrire prodotti senza residui di fitofarmaci o concimi chimici di sintesi, ma anche (se non di più) alla fondata volontà di non determinare nell’ambiente esternalità negative, cioè impatti negativi sull’ambiente a livello di inquinamento di acque, terreni e aria.

Nella pratica biologica sono centrali soprattutto gli aspetti agronomici: la fertilità del terreno viene salvaguardata mediante l’utilizzo di fertilizzanti organici, la pratica delle rotazioni colturali e lavorazioni attente al mantenimento (o, possibilmente, al miglioramento) della struttura del suolo e della percentuale di sostanza organica; la lotta alle avversità delle piante è consentita solamente con preparati vegetali, minerali e animali che non siano di sintesi chimica (tranne alcuni prodotti considerati “tradizionali”) e privilegiando la lotta biologica, tranne nei casi di lotta obbligatoria in cui devono essere usati i più efficaci principi attivi disponibili.

Gli animali vengono allevati con tecniche che rispettano il loro benessere e nutriti con prodotti vegetali ottenuti secondo i principi dell’agricoltura biologica. Sono evitate tecniche di forzatura della crescita e sono proibiti alcuni metodi industriali di gestione dell’allevamento, mentre per la cure delle eventuali malattie si utilizzano rimedi omeopatici e fitoterapici limitando i medicinali allopatici ai casi previsti dai regolamenti.

Un’interpretazione del concetto di agricoltura biologica tesa alla sovranità alimentare e a una più radicale opposizione alla moderna agricoltura industriale è il principio di autorganizzazione (vedi).

Legislazione

L’agricoltura biologica in Europa è regolamentata da due normative comunitarie:

Reg. (CEE) n° 2092/91 (e successive modifiche e integrazioni)

Reg. (CE) n° 1804/99

Il primo è il documento più importante per quanto riguarda la storia di questo tipo di agricoltura, quello che ha regolamentato per la prima volta la produzione riconoscendola ufficialmente. È relativo al metodo di produzione biologico di prodotti agricoli e all’indicazione di tale metodo sui prodotti agricoli e sulle derrate alimentari. Il regolamento del 1999 è una sorta di “integrazione” al primo per quanto riguarda nello specifico le produzioni animali.

Nel giugno del 2007 è stato adottato un nuovo regolamento CE per l’agricoltura biologica, Reg. (CE) n° 834/2007, che abroga il Reg. (CEE) n° 2092/91 ed è relativo alla produzione biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici sia di origine vegetale che animale (compresa l’acquacoltura).

Qualità

Per quanto concerne la qualità degli alimenti, il regolamento comunitario vieta espressamente di pubblicizzare come di qualità superiore i prodotti biologici. Premesso che attualmente molto spesso non esiste un numero di dati sufficiente ad ottenere risultati statisticamente significativi, non si sono dimostrati benefici alla salute negli acquirenti di solo cibo biologico. Gli alimenti biologici sono comunque gli unici dimostratisi del tutto esenti da contaminazioni da fitofarmaci nelle analisi condotte da Legambiente nell’ambito dello studio Pesticidi nel piatto 2007. Inoltre uno studio del 2005 ha dimostrato che le tracce di agrofarmaci contenuti nelle urine dei bambini scompaiono dopo pochi giorni di alimentazione biologica. Un rischio additato da molti sono le micotossine, sostanze naturali altamente cancerogene, la cui presenza sarebbe maggiore nel mais biologico, soggetto a maggiori attacchi di piralide. Un’indagine di Altroconsumo del 2007 ha trovato micotossine sia nei cereali da prima colazione biologici sia in quelli tradizionali.

Dopo anni di dubbi e incertezze, le ricerche più recenti concordano nel dire che gli alimenti biologici contengono più antiossidanti e più nutrienti: ad esempio, gli scienziati dell’Università di Davis, California, in uno studio pubblicato nel giugno 2007, hanno misurato la concentrazione di flavonoidi in pomodori bio e non, raccolti fra il 1994 e il 2004 in uno studio ultradecennale che, con un rigore mai raggiunto in precedenza, mette a confronto decine di sistemi di coltivazione diversi in ambiente controllato. Grazie alla accuratezza dei metodi impiegati, si è riscontrato che mediamente i pomodori bio avevano il 97% in più di canferolo, il 79% in più di quercetina e il 31% in più di naringina, e si è inoltre dimostrato che il suolo coltivato con metodi biologici migliora nel tempo, dando frutti sempre migliori.

Altri studi pubblicati nel marzo 2007 mostrano che pesche, mele e kiwi biologici hanno consistenza maggiore, e contengono una maggiore quantità di sostanze nutritive e antiossidanti quali zuccheri naturali, vitamina C, beta-carotene e polifenoli, concordando con ricerche precedenti, come quella dell’Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione, che nel 2002 ha dimostrato la superiorità nutritiva di pesche, pere, susine e arance biologiche. I pomodori studiati a Davis suggeriscono che la qualità del terreno sia un fattore chiave, ma non sembra essere il solo: per esempio la polpa dei frutti bio contiene meno acqua, e è quindi più ricca di nutrienti; inoltre le varietà scelte per la coltivazione biologiche sono spesso più pregiate. Infine si ipotizza che le piante bio siano meno «pigre» dei quelle coltivate con fitofarmaci, perché costrette a produrre da sole molte più sostanze protettive.

Nel commercio quotidiano le differenze qualitative fra prodotti biologici e tradizionali tendono ad appiattirsi perché nell’industria per tutte le tipologie di prodotto si seguono le stesse logiche di trasporto (non certo in ossequio al principio della filiera corta), conservazione e trasformazione.

Diffusione

L’agricoltura biologica in questi anni ha sollevato molto interesse nei consumatori soprattutto a causa di alcuni scandali alimentari (BSE e Diossina) pur rimanendo un mercato di nicchia, dovuto in larga parte ai prezzi più alti rispetto ai corrispettivi prodotti convenzionali. In Italia, uno dei paesi leader nella produzione biologica europea interessa circa il 6,9% nel della superficie agricola, di cui più del 50% rappresentato da pascoli e foraggere. Oltre alle considerazioni di tenore ambientale, altri motivi che hanno spinto l’adozione di questo tipo di pratica agricola in generale sono state quelle di tenore imprenditoriale (i consumatori sono disposti a pagare di più per i prodotti biologici) o legate alla disponibilità di finanziamenti dell’Unione europea per l’adozione di pratiche agricole eco-compatibili.

Le differenze con altri paesi

A differenza di quanto accade in tutta Europa, negli Stati Uniti (dove ormai tutte le principali catene distributive realizzano prodotti biologici a proprio marchio, e dove esistono catene di supermercati specializzati) o in Giappone, negli ultimi anni l’esplosione dei prodotti biologici nella grande distribuzione del nostro Paese ha subito un rallentamento, a causa delle nuove politiche commerciali basate su prodotti a basso prezzo (in considerazione della crisi economica e della minor disponibilità alla spesa da parte dei consumatori). L’esaurimento delle risorse dei Piani regionali di sviluppo (lo strumento con cui le Regioni “spendono” i finanziamenti europei per l’agricoltura) ha avuto la maggior responsabilità nella riduzione del numero delle aziende e delle superfici.

Il fatto non è indice di crisi di mercato: hanno lasciato il Sistema di controllo ad aziende interessate ai contributi, che continuavano a vendere i propri prodotti sul mercato convenzionale. Il volume di prodotti biologici commercializzati si è ridotto solo nel canale supermercati, mentre è in netta crescita nel canale dei negozi specializzati (circa un migliaio in tutta Italia, con prevalenza al nord e al centro), in quello delle vendite dirette degli agricoltori (oltre 2.000 vendono al pubblico i propri prodotti in spacci aziendali o banchi nei mercati).

Nella ristorazione collettiva

In crescita anche la quota di prodotti biologici utilizzata dalla ristorazione collettiva: circa 1 milione di bambini mangia biologico a scuola, come previsto dalla legge n.488/1999 (art.59) e da leggi regionali,alcune delle quali (Friuli Venezia Giulia, Toscana, Marche, Basilicata) erogano contributi alle amministrazioni locali che optano per i prodotti biologici. La legge regionale n.29/2002 dell’Emilia Romagna impone l’uso esclusivo di prodotti biologici in nidi d’infanzia, scuole d’infanzia e scuole elementari, mentre dev’essere di produzione biologica almeno il 35% degli ingredienti utilizzati nelle altre refezioni.

Organismi di controllo

Gli organismi di controllo autorizzati dal Ministero delle Politiche Agricole sono enti privati a cui la legge assegna il compito di verificare il rispetto dei regolamenti attuativi da parte delle aziende biologiche e concedere il proprio marchio da apporre alle etichette dei prodotti venduti dall’azienda associata. Tali organismi dovrebbero rispettare il principio di ‘’terzietà’’ non intrattenendo altri rapporti commerciali o di consulenza con le aziende certificate, le Regioni e le Province a statuto speciale sono preposte al controllo di questo aspetto. Gli organismi di controllo effettuano ispezioni presso le aziende associate con cadenza almeno annuale. L’ispezione consiste in un sopralluogo di un incaricato dell’organismo certificatore che controlla il rispetto delle normative, la tenuta dei registri e se necessario, in presenza di sospette violazioni, preleva campioni da fare analizzare in laboratorio presso l’ARPAT o presso un laboratorio accreditato dal SINAL (Sistema Nazionale per l’Accreditamento di Laboratori).

Elenco Organismi di Controllo

ABC – Fratelli Bartolomeo s.s. http://www.abcitalia.org

ANCCP – Agenzia Nazionale Certificazione Componenti e Prodotti S.r.l. http://www.anccp.it/

Biocertitalia http://www.biocertitalia.it

Bioagricert S.r.l. – http://www.bioagricert.org

BIOS S.r.l. – http://www.certbios.it/

BIOZOO – S.r.l. – http://www.biozoo.org/

CCPB S.r.l. – http://www.ccpb.it

Certiquality S.r.l. http://www.certiquality.it

CODEX S.r.l. – http://www.codexsrl.it/

Ecocert Italia S.r.l. – http://www.ecocertitalia.it

Ecosystem International Certificazioni S.r.l. http://www.ecosystem-srl.com/

ICEA – Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale http://www.icea.info

IMC – Istituto Mediterraneo di Certificazione S.r.l. – http://www.imcert.it

Q.C. & I. – International Services s.a.s. http://www.qci.it

Sidel S.p.a – http://www.sidelitalia.it

Suolo e Salute srl – http://www.suoloesalute.it

Solo per la Provincia Autonoma di Bolzano

ABCERT AG (S.p.A.) – http://www.abcert.de

IMO Gmbh – http://www.imo-control.net  

INAC – International nutrition and agricolture certification – http://www.inac-gmbh.de 

BIKO – Kontrollservice Tirol – http://www.kontrollservice-tirol.at 

 

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