Moria delle api: in Toscana perse in un anno 21mila arnie

dead_beesFIRENZE. Dal 2007 al 2008 le associazioni degli apicoltori toscanidenunciano una riduzione di circa 21.000 arnie, che rappresentano il24% del totale regionale. Sul banco degli accusati sono posti ineo-nicotinoidi, insetticidi sistemici neurotossici usati inagricoltura per la nebulizzazione e, soprattutto, per il trattamentopreventivo delle sementi (“concia”) e del suolo.Il problema riguarda in particolare le attività apicolturali adiacentia piantagioni di mais e girasole, soprattutto quelle intensive che in Toscana si concentrano in Valdichiana, in val di Merse, in Maremma enell’empolese-Valdelsa. Gli imenotteri che giungono a contatto conl’insetticida (direttamente o per ingestione) patiscono danni che sonoletali ad alta concentrazione, ma che possono manifestarsi anche a dosiminori: in questi casi essi sviluppano, secondo Legambiente Toscana cheha tenuto una conferenza stampa congiunta con apicoltori, Cia e ilministro-ombra dell’Ambiente Ermete Realacci, una forma di «ubriacaturatemporanea» che è «sufficiente a rendere difficile il loro ritornoall’arnia». Negli alveari, quindi, «restano solo la covata inallevamento e la casta delle giovani api dedite alle cure di casa,rendendo impossibile la produzione di miele».I neonicotinoidi sono stati messi al bando, secondo le associazionidegli Apicoltori presenti (Unaapi, Asga, Arpat, Conapi, Toscanamiele),fin dal 2004 in Francia. Hanno seguito, nel 2008, la Slovenia e laGermania, dove il presidente del consiglio direttivo della Bayer,Werner Wenning, è attualmente in causa presso il tribunale di Friburgocon ambientalisti e apicoltori proprio per i danni causati alle api daquesti pesticidi, di cui la Bayer è tra i principali produttori.E in Italia? Secondo Ermete Realacci, che ha presentato svariateinterrogazioni parlamentari sul tema, il Ministero sta prendendo tempo,in attesa di studi più approfonditi: «ho avanzato l’ultimainterrogazione a inizio legislatura, e il ministro Zaia ha risposto chesta ancora studiando la cosa. Mi sono cascate le braccia: è troppotardi, i tempi non sono questi. Si rischia di interrompere una filierache è essenziale per l’agricoltura italiana. Basta con questa torpiditàitaliana, con queste tecniche dilatorie: anche negli altri paesi sonopresenti aziende che producono questi agrofarmaci, ma nonostante ciò leleggi sono state fatte. L’Italia è legata ad un’agricoltura di qualità,legata al territorio, quindi rischia più degli altri: ci aspettiamo uncambio di atteggiamento da parte del Governo».Gli apicoltori hanno aggiunto che fin dal 1999 sono state effettuatericerche sui danni causati dai neo-nicotinoidi, e che comunque glistudi effettuati da Asl e regioni riguardo alla morìa di api di questastagione sono sufficienti a imporre un bando all’uso di questiinsetticidi: per arrivare ad avere un divieto al loro uso che siaeffettivo dalla prossima primavera, occorre un intervento del Ministeroentro il mese di settembre, inizio della stagione di produzione dellesementi. Oltre al bando immediato delle molecole neo-nicotinoidiche,gli apicoltori chiedono al ministro Zaia (senza escludere un ruolo inmateria anche da parte dei ministeri del Welfare e dell’Ambiente) anchedirettive che facilitino l’immissione sul mercato di sementi che noncontengano questi insetticidi.Il problema – è intuibile – non riguarda solo l’allevamento degliimenotteri (e quindi l’industria mellifera), o solo l’agricoltura, osolo l’ambiente, o solo la sanità umana. Va considerato che, nelleproduzioni agricole destinate all’alimentazione sul territorionazionale, l’80% del totale delle impollinazioni avviene per viaentomofila, cioè prevalentemente tramite le api e in misura minoreattraverso altre specie di insetti. La riduzione del 24% degli alvearicomporta danni economici diretti che sono stati quantificati in circa 1miliardo di euro. Ma la quantificazione dei danni indiretti è cimentoben più arduo.In fisica dell’atmosfera è noto l’effetto-farfalla, corollario dellateoria del Caos per cui “il battito d’ali di una farfalla può provocareun uragano dall’altra parte del mondo”: ciò significa che mentre leconseguenze dirette (sia “ambientali” sia “economiche” in sensostretto) di un fenomeno sono più o meno calcolabili, la successivaconcatenazione degli eventi può portare a conseguenze che sonoimprevedibili con il solo studio delle condizioni iniziali. Siamodavanti alla scomparsa, in un solo anno, di un quarto degli alvearitoscani, e in generale ad un forte stato di disagio delle api che inalcuni casi ha portato al dimezzamento della quantità di mieleprodotto. Le conseguenze indirette possono andare da una drastica riduzione dellaproduzione, ad un impoverimento della qualità del prodotto, ad unaumento incontrollato dei prezzi, ad una significativa riduzione dellabiodiversità, a gravi problemi al ciclo di impollinazione entomofilanelle popolazioni vegetali naturali: conseguenze la cui quantificazionea priori è piuttosto ardua, ma che sarà ancora più arduo affrontare infuturo anche a causa del ruolo fondamentale che hanno le popolazioni diapi nell’equilibrio sia ambientale, sia agricolturale del territoriotoscano. Dopo l’effetto-farfalla è forse giunto il momento di pensareall’effetto-ape, anche davanti al famoso monito di Albert Einstein percui “se l’ape scomparisse, all’uomo non resterebbero che quattro annidi vita”.

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